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«… né cristiano né pagano, saracino o
tartero, né niuno huomo di niuna
generazione non vide né cercò tante
meravigliose cose del mondo come fece
messer Marco Polo» |
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I Polo, originari della
Dalmazia, alla nascita di Marco
sono una nobile e facoltosa
famiglia di mercanti con
interessi ad oriente.
Il padre Niccolò Polo e lo zio
Matteo partono nel 1254, quando
Marco è ancora neonato, prima
alla volta di Damasco e quindi
di Soldata in Crimea. La ricerca
è quella di nuove vie mercantili
che colleghino l’oriente con la
città marinara di Venezia.
E’ in questo viaggio che i
fratelli Polo entrano in
contatto con la corte del grande
Kubilay, l’unificatore della
Grande Cina e nipote di Gengis
Can, conquistandosi i suoi
favori e i privilegi della
classe nobiliare mongola.
Niccolò e Matteo Polo faranno
ritorno a Venezia quindici anni
più tardi. I racconti di un
viaggio fantastico e la promessa
di nuove terre e fortune,
conquisteranno il cuore di un
giovanissimo Marco Polo. Nel
1271, a soli diciassette anni,
Marco è in viaggio con lo zio e
il padre alla volta del
misterioso oriente; un viaggio
che durerà 25 lunghi anni e che
entrerà nell’immaginario di
un’intera civiltà. |
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Da Venezia a San Giovanni d’Acri, tre
anni attraverso le montagne e le steppe
dell’Asia Centra: nel maggio del 1275 i
Polo arrivano nella favolosa Pechino, il
baricentro di un Impero immenso e
favoloso.
Pechino, l’antica Khanbalik – grande
residenza del Khan - la capitale della
dinastia mongola Yüan impressionò il
giovane Polo. Ricostruita a causa del
disastroso incendio del 1215, la città
fu ridisegnata secondo l’urbanistica
grandiosa delle capitali imperiali. Nel
Milione, il mercante veneziano parla
della sua Cambaluc come di un immenso
mercato dove confluiscono tanti oggetti
ricchi e preziosi. Arrivano, difatti, a
Cambaluc tutte le merci rare che vengono
dall'India: gemme, perle e le cose più
belle di quei paesi. Arrivano gli
oggetti più strani e preziosi dal Catai
e dalle altre province. E si capisce:
nella città abita il Gran Kan, vi
abitano tutte le dame e le signore di
corte, i baroni, l'immensa moltitudine
dei militari e la gente che viene ad
assistere alle sontuose feste del Gran
Signore, perciò Cambaluc è la città del
mondo dove arrivano più rarità, più cose
di pregio e in maggior quantità di ogni
altra città del mondo.
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Marco Polo diventa
l’ambasciatore dell’Imperatore,
ispezionando le lontane regioni
al confine col Tibet e lo
Yün-nan.
Nel 1278 diventa governatore di
Hang-Chou, la capitale Sung del
reame di Mangi, centro di arti e
cultura, nonché mercato
importantissimo per il traffico
delle sete più pregiate.
Hang-Chou è centro cosmopolita,
vi risiedono infatti numerose
comunità di mercanti arabi,
persiani e cristiani nestoriani.
Marco Polo la descriverà come
città dalle nobili architetture
e dai ricchissimi palazzi. |
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E’ nelle pagine del
Milione che possiamo
ancora far rivivere
questo centro ormai
perduto, distrutto nel
1861 dai ribelli Taiping
e ricostruita in seguito
secondo gli stili più
moderni.
I Polo ripartono alla
volta di Venezia nel
1292 dal porto di Zaitun;
un viaggio lungo tre
anni in cui si
toccheranno le coste
vietnamite, la penisola
malese, Sumatra e
l’isola dello Sri Lanka.
Quindi in Persia e da
qui a Costantinopoli per
poi riprendere la
navigazione per la
Repubblica di Venezia.
Tre anni dopo il suo
rientro, nel 1298,
probabilmente nella
battaglia di Curzola,
Marco Polo viene fatto
prigioniero dai
genovesi. In cella il
viaggiatore veneziano
racconterà al suo
compagno di cella,
Rustichello da Pisa, il
suo meraviglioso
viaggio. Rustichello
trascriverà in francese
misto a italiano e
veneziano i racconti di
Marco Polo il racconto
di viaggio destinato ad
affascinare le future
generazioni. Uscito con
il titolo di “Le
Divisament du Monde”,
solo in seguito prenderà
il titolo di Milione,
soprannome della
famiglia Polo, dal nome
di un antenato di
famiglia noto come
Emilione.
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Ratificata la pace tra veneziani e
genovesi, il primo luglio 1299, Marco
torna libero e fa ritorno a Venezia,
dove sposa Donata (probabilmente della
famiglia Loredano), da cui ha tre
figlie.
Fino alla morte, il viaggiatore
veneziano si occuperà con lo zio Matteo
di affari e commercio, oltre che
soprattutto della diffusione del suo
libro. Sappiamo che nell’agosto del 1307
consegna una copia del Milione a
Thibault de Cepoy, affinché la recapiti
a Carlo di Valois, fratello del re di
Francia Filippo il Bello. Oltre a Carlo
di Valois, se ne procurano copie
l’infante di Portogallo don Pedro e
numerosi nobili e principi. Il libro,
ben presto volgarizzato, circolerà in
versioni toscane più o meno fedeli, e
riscuoterà, fin dai primi del Trecento,
un notevole successo.
Il 9 gennaio 1324 Marco firma il suo
testamento, testamento che, insieme con
altri documenti, attesta come le
proprietà dei Polo fossero in realtà più
limitate rispetto alle meravigliose
ricchezze che solitamente venivano
attribuite loro. La modesta casa della
famiglia, nell’odierna Corte del Milion,
ne dà conferma.
Il «nobilis vir Marchus Paulo Milioni» —
così come l’illustre viaggiatore è
chiamato in un documento del 1305 —
muore a Venezia nel 1324.
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